Il vescovo di Chioggia: «Mandano per strada gli immigrati e poi fanno le battaglie sul presepe»

Monsignor Tessarollo contro la politica: Natività usata a fini strumentali per avere consenso

Nel 2013 tirò le orecchie all’allora vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, che definì «orango» il ministro Cécile Kyenge: «C’è solo da vergognarsi di questi rappresentanti». Nel 2015 bacchettò Massimo Bitonci, sempre leghista e al tempo sindaco di Padova, autore di ordinanze e fiaccolate anti-profughi: «Gioca con i mal di pancia della gente per fini elettorali». Lo scorso luglio la svolta, con la difesa di un altro big del Carroccio, l’attuale ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dall’accusa di essere Satana mossa da «Famiglia Cristiana». Ma ora monsignor Adriano Tessarollo, focoso vescovo di Chioggia e per anni delegato Migrantes della Cei, rimprovera anche lui (come il parroco di frontiera di Padova don Luca Favarin), per il contrasto tra la difesa del presepe e il decreto sicurezza che, come scrive il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, «scarica fuori dalla porta gli immigrati».

Monsignore, come interpreta la nuova legge? «Un paradosso. Questi politici dicono di voler preservare l’identità cattolica e cristiana, basata sull’amore per il prossimo, predicando l’odio e l’esclusione invece dell’inclusione».

È la degenerazione maxima della polemica scatenata dalla scelta di alcuni presidi di non fare il presepe a scuola per non offendere gli alunni di altre religioni? «Strumentalizzano il presepe, che poi mica tutti fanno. Lo pensano i politici, ma non è così. Loro parlano alla pancia della gente per ottenere il consenso, senza capire che in questo modo aizzano gli italiani contro gli immigrati. Agevolano il rigurgito dei peggiori luoghi comuni: gli stranieri vengono qui a rubarci il lavoro, ad assorbire tutti i finanziamenti statali, a commettere reati. Giocano sulle paure delle persone per creare contrapposizione invece dell’integrazione».

La decisione di certi dirigenti scolastici non aiuta… «Sono dei microcefali. Il presepe per gli alunni musulmani è l’ultimo dei problemi. Tanto è vero che nella mia Diocesi hanno rifiutato l’ora alternativa a quella di religione, preferendo frequentare quest’ultima. Quella di eliminare le tradizioni cattoliche è una fisima di revisionisti che aspettano solo l’occasione per esprimere avversità nei confronti degli stranieri. Spiace che messaggi di tal genere arrivino da uomini di cultura. Dimenticano due concetti fondamentali».

Cioè? «Anche il Corano parla di Maria e di Gesù. Conosco musulmani che recitano il rosario. E poi il presepe per secoli ha ispirato l’arte, anche laica: pensiamo alla pittura, alla scultura, alle mostre dedicate alla Natività, come quelle di Verona e Napoli».

È vero che la scuola le ha sbattuto le porte in faccia? «Eh sì, il nuovo preside di un istituto di Porto Tolle mi ha vietato la visita pastorale. Ha detto: il vescovo non mette piede a scuola, perchè è laica. Non mi era mai successo, mica faccio preselitismo, il mio è solo un dialogo aperto con le altre istituzioni del territorio. Ma che razza di idea hanno dell’inclusione?».

Conservatorismo esasperato? «Io direi piuttosto che l’esclusione ce l’hanno nella loro testa. Ed è un impoverimento che crea nella gente rabbia contro gli stranieri. Il pensiero comune diventa: per colpa loro non possiamo mantenere le tradizioni».

È successo anche a lei di dover rinunciare al presepe?«Tanti anni fa, quando reggevo una parrocchia a Vicenza, i genitori dei bambini che frequentavano la scuola statale non l’hanno voluto allestire per non offendere i figli dei musulmani, preferendo coinvolgere tutti nella recita della favola Il Brutto anatroccolo. Qualche mese dopo però la direttrice di quella scuola venne a chiedermi di poter organizzare una gara di dolci fuori dalla chiesa per attirare fondi a favore di attività didattiche. Piccole e grandi contraddizioni che alimentano uno scontro assurdo e dannoso per tutti».

Articolo tramite: corrieredelveneto.corriere.it

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Autore dell'articolo: Claudio

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