Gel per le unghie: l’esposizione può causare il tumore

Le unghie rappresentano il biglietto da visita per evidenziare raffinatezza e femminilità e negli ultimi anni spopola la moda di renderle colorate, decorate e disegnate, variopinte, glamour, fashion, originali e specialmente perfette per più settimane.

Ma il trattamento semipermanente e gel fa davvero male? Utilizzare prodotti chimici così resistenti e lampade UVA è pericoloso? Ci sono rischi nel tempo? Tante domande per poche risposte: ecco per voi le verità di dermatologi ed esperti di nail-art.

L’allarme arriva dall’America: ecco i rischi.

L’allarme arriva da uno studio negli USA: l’uso del gel per le unghie sarebbe collegato ad un rischio maggiore di contrarre il cancro. Lo studio indica una percentuale maggiore a rischio tumore per le estetiste che si occupano di manicure e pedicure. La ricerca dell’Università del Colorado con un team di studiosi seguiti dalla dottoressa Lupita Montoya, ha evidenziato che c’è un legame diretto tra “beautician” e la comparsa di tumori. Sottoposte a rischio grave, sono le impiegate dei saloni di bellezza che maneggiano il gel, sostanze sintetiche e agenti chimici, utilizzati per il trattamento delle unghie.

Nello studio si legge che l’esposizione a queste sostanze nel corso di venti anni può sottoporre il soggetto a incrementare la possibilità di contrarre il cancro di ben cento volte. Il carcinoma allo stomaco, all’esofago e ai polmoni sono i tumori più comuni, ma anche il tumore cutaneo spinocellulare, il linfoma di Hodgkin e la leucemia.

La ricerca ha effettuato test su persone che lavorano nei centri estetici e sono giornalmente a contatto con queste sostanze. È stato chiesto di condividere anche altre esperienze, del tipo: mal di testa, reazioni cutanee, irritazioni agli occhi, ecc.

I ricercatori chiariscono che il cliente non corre alcun rischio. Tutto dipende da quando tempo si trascorre nei centri che trattano queste sostanze.

La percentuale di rischio di contrarre il cancro è stata determinata secondo i calcoli della Environmental Protection Agency (EPA) e il Center for Disease Control and Prevention degli USA

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Autore dell'articolo: Claudio

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